In Italia

  • oltre 6 milioni di edifici e 24 milioni di persone vivono in zone ad alto rischio sismico
  • oltre il 70% degli edifici sono stati realizzati prima delle norme antisismiche, di cui oltre il 50% scuole
  • circa 1,2 milioni di edifici e 5,5 milioni di persone vivono in zone a grave rischio idrogeologico
  • circa il 55% degli edifici ha oltre 40 anni di vita
  • circa 3 milioni di edifici sono in stato di conservazione mediocre o pessimo
  • circa il 35% dell’energia è consumata dagli edifici, pari a 48 Milioni di tep, un vero colabrodo energetico che pesa sulla bolletta nazionale 22 miliardi di euro l’anno

L’attuale crisi edilizia è dovuta a decenni di superficiale gestione del territorio e di politiche che hanno :
– lasciato spazio all’abbandono dei centri storici a favore di grandi centri commerciali;
– ampliato a dismisura le urbanizzazioni occupando estese aree agricole;
– investito su grandi infrastrutture extraurbane senza intervenire sulla vera infrastruttura “la città“.

E’ necessario dunque attuare una RIgenerazione Urbana SOstenibile richiesta dagli architetti italiani in un documento programmatico redatto nel 2012.

Il programma RI.U.SO. auspica politiche di rigenerazione urbana in grado di proiettare nel futuro le nostre città, di ridisegnarle, di dare loro nuova vitalità.

Con la rigenerazione degli spazi pubblici e degli edifici esistenti, con la demolizione-ricostruzione di fabbricati fatiscenti e vetusti, potremmo :

  • risparmiare aree per le nuove urbanizzazioni, risanando quelle degradate;
  • risparmiare attrezzature, riutilizzando strutture e infrastrutture esistenti;
  • risparmiare traumi sociali, mantenendo la popolazione in aree urbane dotate di un consolidato tessuto sociale.

La rigenerazione urbana permetterebbe inoltre agli edifici di essere più belli, di risparmiare energia, di essere più sicuri dal punto di vista sismico e più confortevoli dal punto di vista abitativo.

E’ un progetto dinamico che disegna la nuova città ed i relativi strumenti di gestione, è un processo di integrazione, partecipazione e coinvolgimento dei cittadini mediante principi di eco-sostenibilità e di innovazione tecnologica, mediante strumenti di sussidiarietà, di inclusione e di comunicazione.

In questa difficile crisi economica caratterizzata da una fortissima contrazione degli investimenti pubblici, più che dimezzati rispetto agli anni ’90, è necessario attivare investimenti privati, ostacolati dalle alte tasse del settore immobiliare, da tempi burocratici lunghissimi e dall’incertezza delle procedure amministrative.
Pur avendo un debito pubblico di circa 2.400 miliardi di euro, il risparmio privato ammonta a circa 4.200 miliardi di euro che si aggiunge ad un patrimonio immobiliare di circa 6.000 miliardi di euro.
Il 72,5% della popolazione italiana è proprietario della propria casa.
Nel nostro Paese vi sono dunque risorse private in grado di attivare diffusi programmi di rigenerazione urbana che farebbero finalmente archiviare l’attuale recessione economica.

Tale inversione di tendenza riporterebbe valore al mercato del costruito e quindi rivaluterebbe il valore degli immobili esistenti attivando una spirale virtuosa di possibili investimenti.
Questa è la vera rivoluzione urbanistica ed economica, è una grande occasione da cogliere.

Il programma di “RIgenerazione Urbana SOstenibile” ha avuto negli ultimi anni una potente spinta da Papa Francesco con l’Enciclica Laudato si’ dedicata alla cura della “casa comune”.

Il Governo italiano ha evidenziato la centralità in politica della rigenerazione urbana con un’importante sistema di incentivazione fiscale rivolto a famiglie e a condomini.

In Europa è stato lanciato un “Green new deal” che farà crescere i programmi di investimento a sostegno delle Smart Cities (città intelligenti del terzo millennio).

Il nostro Paese, con l’adozione del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima 2021-2030, ha adottato un piano strategico di rigenerazione urbana caratterizzato da un elevato risparmio delle risorse energetiche e da un’elevata qualità architettonica degli interventi.

Nel Piano nazionale per la rigenerazione urbana sostenibile gli obiettivi sono:

  • la messa in sicurezza, manutenzione e rigenerazione del patrimonio edilizio pubblico e privato;
  • la drastica riduzione dei consumi degli edifici, energetici e idrici, così come del consumo del suolo;
  • la valorizzazione del patrimonio culturale, degli spazi pubblici, la salvaguardia dei centri storici, del verde urbano, dei servizi di quartiere;
  • la razionalizzazione della mobilità urbana e del ciclo dei rifiuti;
  • l’implementazione delle infrastrutture digitali innovative con la messa in rete delle città italiane, riducendo gli spostamenti e favorendo lo smart working e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Le risorse disponibili “per fare” possono venire da:

  • dalla messa a sistema delle risorse dei programmi comunitari sui quali l’Italia continua a procedere in modo irrazionale, senza la guida di una strategia complessiva e un’adeguata organizzazione;
  • dal riequilibrio degli investimenti pubblici tra grandi infrastrutture e città;
  • dal risparmio derivante dalla messa in sicurezza degli edifici da terremoti ed eventi calamitosi derivanti dalla condizione idrogeologica;
  • dalla razionalizzazione dei contributi o incentivazioni pubbliche sull’energia già in essere, ora destinati a politiche settoriali fuori da un progetto sintetico e generale di lungo termine;
  • dalla messa a sistema degli investimenti privati e pubblici per le manutenzioni ordinarie e straordinarie;
  • dalla messa a frutto delle dismissioni del patrimonio pubblico, facendone il volano delle trasformazioni urbane sostenibili;
  • dalla creazione di strumenti finanziari ad hoc che mettano a reddito il risparmio energetico e idrico;
  • da bonus volumetrici in grado di soddisfare le esigenze di investitori e famiglie.

L’esito sarebbe quello di porre le condizioni per un risparmio a lungo termine di risorse energetiche, naturali ed economiche, creando così le premesse di:

– un rilancio occupazionale;
– un miglioramento dell’habitat urbano;
– un miglioramento della sicurezza dei cittadini;
– una riduzione delle malattie connesse all’inquinamento e allo stress;
– un aumento della socialità con la riduzione dei fenomeni di delinquenza;
– una salvaguardia del patrimonio edilizio degli italiani e del patrimonio monumentale delle città;
– una ripresa del turismo culturale.

Dare efficienza, sicurezza e vivibilità a cento città italiane che ospitano il 67% della popolazione italiana e producono l’80% del PIL, significa tutelare il principale patrimonio culturale e produttivo del Paese.

La vera garanzia a fronte del debito pubblico è dunque rappresentata dal patrimonio immobiliare degli italiani di cui il 70% ha oltre quaranta anni ed è stato costruito nel dopoguerra con tecniche e materiali ormai a fine vita.