Non c’è che dire, il superbonus 110 per cento nelle ultime settimane ha fatto parlare molto di sé. Dalle modalità di ottenimento alla possibilità di effettuare ristrutturazioni gratis, fino a un’eventuale proroga al 2022, si è detto tutto e il contrario di tutto. Ecco perché è importante fare chiarezza.

In attesa del decreto attuativo sull’ecobonus 110%, vediamo come funziona la nuova detrazione fiscale sui lavori di efficientamento energetico prevista dal Decreto di Rilancio.

Superbonus 100%: come funziona?

Al momento, il superbonus 110% è valido per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

Oltre all’incredibile opportunità di riqualificare l’efficienza energetica del proprio edificio o immobile pressoché gratuitamente, a fare gola è un’altra importante novità introdotta dal nuovo Decreto di Rilancio. Ossia, le modalità di recupero della detrazione fiscale 110.

È infatti possibile scegliere tra ben tre soluzioni:

  • In dichiarazione dei redditi, in 5 rate annuali di pari importo.
  • Con la cessione del credito alla banca in cambio del denaro necessario per effettuare i lavori.
  • Con lo sconto in fattura, cedendo il credito direttamente all’impresa che effettua i lavori.

Ecobonus 110 per cento: per quali lavori vale?

È opportuno chiarire un punto importante. Le detrazioni fiscali al 110 non sono previste per tutti i lavori di ristrutturazione di un edificio. Infatti, valgono solo per gli interventi di riqualificazione energetica più importanti. Nello specifico:

  • Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti efficienti. Rientrano in questa categoria gli interventi sulle parti comuni dell’edificio per la sostituzione degli impianti di riscaldamento esistenti con sistemi centralizzati a condensazione di classe A, a pompa di calore (inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo) o microgeneratori. La detrazione fiscale del 110% è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 30.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari presenti nell’edificio.
  • Coibentazione termica dell’edificio. Interventi finalizzati all’isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio. La detrazione fiscale del 110% è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 60.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari presenti nell’edificio.
  • Sostituzione degli impianti di riscaldamento esistenti negli edifici unifamiliari. Interventi sulle unità immobiliari singole per l’installazione di impianti a pompa di calore, ibridi, geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo. Anche in questo caso, il superbonus 110% vale per un tetto massimo complessivo delle spese non superiore a 30.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari presenti nell’edificio.
  • Installazione di impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica fino a un tetto massimo di 48.000 euro e di colonnine di ricarica per veicoli elettrici.
  • Interventi di prevenzione/riduzione del rischio sismico, con un tetto massimo di spesa di 96.000 euro.

Per gli interventi di ristrutturazione esclusi dal superbonus 110 per cento, rimangono comunque in vigore i bonus già previsti. Ovvero, il bonus facciate al 90% e l’ecobonus dal 50 al 65%. Ma soprattutto, la stessa procedura di cessione del credito prevista per la detrazione al 110, può essere eseguita anche per questi bonus, comprese le vecchie rate non ancora detratte.

Superbonus: una questione di materiali e classe energetica

A influire sull’idoneità a fruire delle agevolazioni del superbonus non è solo la tipologia dell’intervento, ma anche i materiali utilizzati nei lavori e il “salto” di classe energetica. Punto che ha fatto molto discutere, poiché ritenuto eccessivamente severo da alcuni.

Infatti, il Decreto di Rilancio pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 19 maggio 2020 esprime dei requisiti di carattere energetico e ambientale ben specifici sotto questo aspetto. A cominciare dai materiali isolanti, che devono rispettare i criteri ambientali minimi del DM 11 ottobre 2017. Ad esempio, contenere materie riciclate e non superare un certo limite di emissioni.

Infine, gli interventi di riqualificazione realizzati devono determinare un avanzamento almeno due classi energetiche dell’edificio oppure (laddove non attuabile) il conseguimento della classe più alta possibile.

Per maggiori informazioni, contatta Mir Solution